La sicilia sud-orientale

15 giorni nell’Isola dalle tre punte!

Giorno 1
Ci siamo messi in macchina la mattina presto e come prima sosta abbiamo deciso di raggiungere Maratea. Unico sbocco sul mare della Basilicata, Maratea regala bellissimi panorami sia costieri che montani. Scogliere frastagliate, spiagge e piccole insenature bagnate da un mare cristallino circondato da monti ricoperti di una fitta macchia mediterranea che arriva direttamente sull’acqua, creano un paesaggio superbo ed unico rendendo questo tratto di costa davvero straordinario. Sovrasta Maratea la Statua del Cristo Redentore, completata nel 1965. Un aspetto particolare di questo monumento è che per un effetto ottico sembra che il Cristo guardi il mare mentre si rivolge all’entroterra.
Giorno 2
Proseguiamo il nostro viaggio alla volta della Sicilia. Raggiungiamo lo Stretto di Messina dove il mare brilla di stelle luminose, sembra un tappeto d’argento interrotto qua e là dai gorgoglii e dalle spume delle forti correnti che lo attraversano. E’ sempre affascinate imbarcarsi sul traghetto ed osservare “l’Isola a tre punte” che si avvicina! Siamo al tramonto e diverse barche da pesca si stanno dirigendo nel mezzo dello Stretto. Qualche minuto ed eccoci nella “Sicilia bella incantata”. Centosessanta chilometri e raggiungiamo Siracusa.
Vestigia di un passato molto ricco, Siracusa è stata una delle città più grandi del mondo antico e nel 2005 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Numerosi sono i templi, i teatri le ville e i palazzi risalenti al periodo greco, poi romano, bizantino e quindi rinascimentale e barocco. Il teatro greco di Siracusa è forse il monumento più importante e per dimensioni è il più grande di quelli presenti nella stessa Grecia. Famoso anche l’Orecchio di Dionisio, una cava a forma di orecchio legata alla legenda su Dionisio, sempre di epoca greca, che affascinò i viaggiatori di ogni epoca … fra questi il pittore Jean-PierreHouël che la visitò intorno al 1770 rimanendo colpito dalla leggenda: «Mirabella, nato a Siracusa e autore di una storia della città, c’informa che questa grotta, chiamata Orecchio di Dionisio, in origine era una cava come le altre designata con il nome di Piscidina. … che vi si rinchiudevano prigionieri importanti durante il regno di Dionisio e che il carceriere, mettendosi in un certo punto del cunicolo, a loro insaputa, riusciva ad ascoltarne i discorsi anche se parlavano a voce bassa, per l’effetto straordinario di un’eco prodotta dalla forma della grotta. Una volta al corrente dei loro segreti li riferiva a Dionisio …» (fonte:https://it.wikipedia.org/wiki/Orecchio_di_Dionisio)
Suggestivo e ben restaurato è il castello di Eurialo fatto erigere da Dionisio I tra il 402 e il 397 a.C. per proteggere la città da eventuali assedi ed è considerato il più alto esempio di arte difensiva greca. La parte barocca invece è situata nell’isola di Ortigia, dove sono ubicati palazzi e ville. Passeggiando di sera quando le strade sono illuminate dalla sola luce fioca dei lampioni, sembra di far parte di un mondo passato. E’ d’obbligo una sosta ristoratrice in una delle tante invitanti trattorie del centro di Ortigia, dove è possibile gustare dell’ottimo polpo alla griglia e vari piatti di pesce accompagnati da un bicchiere di Micòl ghiacciato, un vino bianco tipico di questa zona.
Giorno 3
Da Siracusa proseguiamo per la punta più a sud della Sicilia orientale, Porto Palo. Durante il viaggio ci fermiamo a Cassibile, convinti di poter trovare un qualcosa che ricordi dove il 3 settembre del 1943 il Generale Castellano per conto di Badoglio e Walter Bedel Smith, a nome di Eisenhower, firmarono l’armistizio, ma non c’è più nulla. Un anziano ci racconta che l’armistizio fu firmato sotto un grande albero che oggi non esiste più! Al suo posto c’è una delle tante palazzine. Francamente siamo un po’ delusi perché il sito ‘della firma’ andava preservato! Proseguiamo il viaggio e raggiungiamo il canyon di Cava Grande del Cassibile. Nascosto fra i monti carsici Iblei, il fiume che scorre nel fondo del canyon genera due laghetti color cobalto. Sulle scoscese pareti si notano numerose grotte, che erano certamente abitate da ominidi nella lontana età paleolitica (2,5 milioni di anni fa). Non lontana da qui è visibile una necropoli che ospita qualche migliaio di tombe del X e IX secolo a.C. .
Lasciamo i monti Iblei e dopo pochi chilometri arriviamo a Noto. Definita la capitale del barocco, Noto è una città con un centro storico unico che nel 2002 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Piazze, chiese, scalinate, conventi e palazzi nobiliari in tufo locale di colore dorato rosato tutti riccamente intagliati in uno stile architettonico particolare ed elaborato, brillano sotto i raggi del sole infuocato di mezzogiorno. C’è poca gente in giro e l’atmosfera è davvero coinvolgente. E’ un’esplosione di decorazioni, intagli, ricami su pietra, statue, panciuti balconi con grate di ferro battuto. L’impatto è superbo e colpisce! L’occhio non riposa, continuamente attratto da tanta magia. Ecco cosa manca … uno sguardo al corso e individuiamo un bar particolarmente invitante … ci vuole … una granita di gelso nel rispetto della tradizione siciliana. Proseguiamo il viaggio e ad Avola stupiti non troviamo le coltivazioni di vite che danno il nome ad uno dei più prestigiosi vini siciliani … il Nero d’Avola! “La vite la troverete a Pachino” ci sussurra un’anziana signora, a pochi chilometri da qui! Nei tempi antichi quest’area era chiamata Avola e da qui è rimasto il nome del vino.
Ecco Pachino e poi Marzamemi, un antico villaggio di pescatori oggi località di mare rinomata e molto viva. Ci fermiamo a Porto Palo di Capo Passero.
Giorno 4
Porto Palo offre un paesaggio suggestivo, sembra un’anticipazione di quello africano. Mare limpido, belle spiagge da dove si vedono le due isole che la fronteggiano, da un lato l’Isola delle Correnti con il faro, un tempo collegata alla terraferma da un braccio artificiale che il mare si è portato via ripetutamente e dall’altro l’Isola di Capo Passero con il Forte di Capo Passero del 1600 e un’antica tonnara.
Giorni 5/6
La tappa successiva è Marina di Ragusa.
Ragusa, come la maggior parte delle città siciliane, fu abitata dai greci, poi romani, bizantini, arabi, normanni…
La città fu rasa al suolo da un terremoto nel 1693 e venne ricostruita dividendola in due quartieri : Ragusa superiore e Ibla. Il più famoso, Ragusa Ibla, è sorto dalle rovine dell’antica città. Ricca di testimonianze barocche Ragusa è stata dichiarata nel 2002 Patrimonio dell’Umanità. La piazza Centrale dove spiccano il Duomo di San Giorgio e la bellissima scalinata, rappresentano una delle massime espressioni del barocco ed anche il set di numerosi film girati in Sicilia. Poco distante ecco Scicli, anch’esso Patrimonio dell’Umanità. Un’altra meravigliosa città monumentale barocca da non perdere davvero. Camminando nel centro storico verso la Chiesa di San Matteo e poi per l’Antico Corso San Michele, su un lastricato di basolato in pietra lungo più di 300 metri e affiancato da numerosi palazzi costruiti con la locale bianca pietra calcarea, sembra di muoversi nel contesto di un presepe vivente. Ma questa zona è ricca di paesi straordinari. Non si può fare a meno di visitare Modica, Patrimonio dell’Umanità, più movimentata e grande rispetto a Scicli ma con caratteristiche altrettanto affascinanti. Il Duomo di San Giorgio, spesso indicato come monumento simbolo del Barocco siciliano, è il risultato di una ricostruzione del seicento/settecento dopo i disastrosi terremoti che colpirono la Valle di Noto. Spicca sul Corso Garibaldi l’omonimo teatro realizzato nel 1815/20. Modica è famosa per la sua cioccolata che sembra sia stata introdotta durante la dominazione degli spagnoli. E’ una cioccolata particolare perché non contiene latte e grassi vegetali e alla masticazione risulta granulosa e friabile.
Lungo la strada merita una visita il Castello di Donna Fugata. L’antico feudo fu acquistato dal barone Vincenzo Arezzo la Rocca nel 1648 che costruì il primo nucleo dell’odierno castello che si distingue per i numerosi stili tra cui il gotico veneziano e quello tardo rinascimentale.
Il castello è immerso nel cuore della campagna siciliana costellata dai tanti muretti divisori a secco, dagli ulivi e dai bellissimi alberi di carrubo. In queste zone si trovano i più importanti carrubeti e qui sono ancora attive alcune industrie che trasformano il frutto del carrubo in semilavorati, utilizzati nell’industria dolciaria e alimentare. La carruba è un frutto molto particolare e gradevole al gusto, ricco di proteine, zuccheri, grassi, fibre e ceneri e minerali come potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, zinco, selenio e ferro ma anche di vitamine B, C, E, K e J nonché di folato alimentare.
Giorni 7/8
Le tappe successive sono Caltagirone e Piazza Armerina che decidiamo di raggiungere percorrendo solo le strade secondarie per vivere più da vicino questa straordinaria campagna, i suoi profumi, i suoi colori.
Numerose sono le mandrie di bovini al pascolo con i loro pastori che attraversano la piccola strada e tanti i piccoli paesini caratteristici arroccati sulle alture. Non mancano frequenti resti di antiche vestigia greche. Lungo la strada tantissimi cespugli di more ricchi di frutti e …non abbiamo resistito alla voglia di assaggiarle: a dir poco erano squisite!
Ecco Caltagirone, famosa per le sue ceramiche in tutto il mondo, produzione risalente ai tempi degli antichi greci. Le teste di Moro, i vasi e i piatti dai colori sgargianti adornano le tante vetrine dei negozi della città. Bellissima e … stancante … la scalinata interamente decorata, nelle alzate dei gradini (che sono 142!), con mattonelle di ceramica policroma che porta alla chiesa di S. Maria del Monte, costruita nel 1606, e che collega la parte antica di Caltagirone alla città moderna.
E’ d’obbligo una buona granita al BB ‘Il Dito e la Luna’ che troviamo a metà scalinata. Un luogo raffinato e in armonia con l’ambiente circostante, uno dei tanti esempi d’imprenditoria italiana che lasciano un segno positivo.
A Piazza Armerina, Patrimonio dell’Unesco dal 1997 per i mosaici romani della Villa del Casale, troviamo una sorpresa: è in corso il 60° Palio dei Normanni che dal 12 al 14 agosto consente di rivivere suoni e atmosfere del medioevo. Dalla posizione privilegiata della stanza del nostro gradevole, originale ed eccentrico albergo ‘Suite D’Autore’ situato nella piazza del Duomo, abbiamo assistito alla sfilata di 500 figuranti con costumi d’epoca che rievocavano la cerimonia della consegna delle chiavi della città al Conte normanno Ruggero d’Altavilla che la liberò dai saraceni. Il giorno successivo i cavalieri dei diversi quartieri della città si sfidano nel Palio dei Normanni (Giostra del saraceno). E’ un vero peccato che questo evento non abbia la giusta visibilità sulla stampa e sulle reti televisive nazionali. Francamente ne eravamo ignari ed invece è una manifestazione davvero da non perdere.
Lo spettacolo offertoci dalla Villa del Casale è stato veramente affascinante. Fu scoperta nel 1950 in seguito alle segnalazioni dei locali. Probabilmente si trattava di un palazzo nobiliare imperiale di epoca romana. I suoi mosaici, famosi in tutto il mondo, offrono uno scorcio di quella che era la vita all’epoca. Si possono ammirare racconti di caccia, di pesca, di vita quotidiana. Meraviglioso è il Corridoio della “Grande Caccia” lungo 65 metri e largo 5 metri. Esso rappresenta una grande battuta di cattura di animali selvatici in Africa ed in India per i giuochi dell’anfiteatro di Roma. Si resta veramente abbagliati da questa magnificenza ed ingegnosità.
Giorno 9
Il giorno successivo lasciamo Piazza Armerina e dopo 230 chilometri siamo a Milazzo, giusto in tempo per imbarcarci con destinazione l’antica isola di Hiera, sacra al dio Vulcano, da dove poi ha preso il nome di Vulcano.
Giorni 10/15
Spiagge nere, pareti rocciose sul mare, piccole insenature, sole, granite, capponata, pesce spada e … malvasia! Ma non solo … Non può mancare un’escursione in cima al vulcano. Lo spettacolo è straordinario. A mano a mano che si sale le isole Eolie spiccano nel blu del mare regalandoci un paesaggio davvero emozionante. Dopo circa 50 minuti siamo in cima. Ecco la valle della luna, un’ampia zona disseminata di massi basaltici lanciati dal cratere la cui ultima eruzione fu il 3 agosto del 1888. Ci circondano numerose fumarole adornate da bizzarre formazioni di zolfo che soffiano vapore senza fermarsi mai e l’immaginario porta sempre a pensare ad una rappresentazione di un girone dantesco! Non c’è niente da fare … i vulcani li abbiamo nel sangue e ogni volta ci incantano!
Partendo da quest’isola visitiamo le vicine Panarea, Stromboli e poi Lipari.
Panarea è l’isola più piccola dell’arcipelago ma anche la più antica. E’ circondata da tanti isolotti, Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera e da vari scogli che costituiscono un micro arcipelago fra Lipari e Stromboli. E’ un’isola in estate molto frequentata e arrivandoci in barca le case bianche, circondate da giardini curatissimi ricchi di fiori e piante verdi, offrono una visione stupenda.
Ecco Stromboli: una vertiginosa piramide che s’innalza dal profondo blu del mare! Un vulcano esplosivo che a quota 750 metri, dalle diverse bocche eruttive orientate NE-SO, lancia lava incandescente con una frequenza di circa 10/20 minuti. Esplosioni di lapilli, blocchi e cenere incandescente lanciati in aria anche fino a qualche centinaio di metri. Uno spettacolo pirotecnico unico che si può ammirare dopo una salita di 3 ore che porta nei pressi delle bocche o comodamente seduti su una barca, sotto la sciara. Quando l’attività è intensa, la lava corre lungo la sciara fino a raggiungere le fredde acque del mare liberando bianche nuvole di fumo!
Ci spostiamo poi a Lipari che per noi ha una valenza simbolica importante, … è l’isola dell’ossidiana, la magica pietra di vetro in uso dagli uomini fin dalla preistoria. Lipari è un’isola di contrasti, di colori: il blu del mare, il nero dell’ossidiana, il bianco della pomice!
L’ossidiana è una pietra straordinaria che si genera in seguito al veloce raffreddamento della lava incandescente a contatto con l’aria. Ma anche la bianca pomice ha la stessa origine; anch’essa deriva dal raffreddamento della lava ma sono totalmente diverse per consistenza e colore. Vista dal mare i tre colori spiccano in tutta la loro bellezza.
Giorno 16
Il momento di partire arriva, prepotente. Lasciamo le isole e raggiungiamo la terra ferma. Inizia il lungo viaggio di rientro a Roma con una sosta d’obbligo: un tuffo nelle cristalline acque di Pizzo Calabro! Ed anche una a Vietri, la caratteristica città delle ceramiche all’inizio della Costiera amalfitana, per un’ottima cena a base di pesce, allietati dalle note di canzoni napoletane suonate e cantate con maestria da un gruppetto di giovani in costume.

Nota dell’autore: la cucina e le specialità culinarie della Sicilia sono uniche, pesce spada, capponate, piatti di pasta conditi nei più svariati modi e poi i dolci … granite, gelati, cassate, cannoli e pasta di mandorle……e per ultimo i tanti vini e il tipico liquore, la Malvasia. Bisogna andarci ed assaggiare tutto!

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